In questa sezione si possono visualizzare articoli scritti da membri dell’ APeS riguardanti le diverse tematiche trattate dall’ Associazione…

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Nella società di oggi la materia si trasforma ogni giorno, e ad ogni trasformazione corrisponde un cambiamento
della funzione dell’individuo in rapporto alla materia stessa.

Tutto sembra cambiare, crescere e svilupparsi, ma ad ogni cambiamento della funzione di ogni individuo in rapporto alla materia, corrisponde un restringimento della qualità delle relazioni che gli individui hanno tra di loro all’interno della società.

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Questo è l’effetto che hanno prodotto ad esempio oggi i computer, i cellulari, la televisione e i social network…
Basta un click e siamo tutti amici! la rete si amplia e la quantità di nuovi membri all’interno di un sistema aumenta sempre più, prevalendo sulla qualità delle relazioni umane e su tutte le emozioni ad esso connesse.
Viviamo in un epoca in cui le relazioni umane si fondono molto sulla quantità e sul bisogno di allargare continuamente la propria rete dimenticando l’importanza della qualità delle relazioni più strette, e del passato e l’esperienza che portano con sé.
Le relazioni degli individui oggi appaiono basarsi su un rapporto che li lega agli atomi della materia che quotidianamente cambia stato influenzando i rapporti e i bisogni degli individui.
Gli individui a loro volta sembra che stiano perdendo gradualmente la loro capacità di essere indipendenti dalla materia, che oggi ha un ruolo fondamentale nell’attività sociale e lavorativa individuale.
La materia all’interno del sistema non rappresenta più il mezzo attraverso cui la creatività e l’intelligenza di un individuo può prender vita, ma il fine di un prodotto in cui basta un piccolo input umano e la macchina con la sua intelligenza fa il resto.
Se oggi siamo capaci di renderci indipendenti dalla materia non lo so, ma una cosa è sicura… che se non abbiamo uno strumento ne sentiamo la mancanza in quanto la nostra stessa creatività ne sente il bisogno per realizzarsi.
Ciò che è cambiato nel tempo è la consapevolezza che la materia inizialmente era utilizzata in maniera attiva dall’uomo che ne faceva uso per raggiungere i suoi scopi; oggi invece la vecchia consapevolezza è diventata un automatica tendenza a permettere alla materia di soddisfare i propri bisogni mantenendo nei confronti di essa un atteggiamento sempre più passivo e meno creativo di qualche tempo fa.
Col tempo la macchina ha preso così il posto dell’uomo sia nella vita sociale che in quella lavorativa, andando a colmare l’insoddisfazione umana di raggiungere un determinato obiettivo senza l’utilizzo di essa.
Tale analisi ci permette di riflettere oggi sull’importanza della nostra capacità di essere individui attivi, capaci di raggiungere i nostri obiettivi con e senza l’utilizzo delle macchine, e seppur queste possano essere utili, è importante riflettere sulla consapevolezza che le macchine sono prodotti dell’uomo e quindi mezzi per raggiungere un obiettivo. Partendo da ciò un altro punto su cui riflettere è come oggi il nostro sistema cognitivo sia diventato molto rigido e schematico esattamente come “ragionano” le macchine.
La creatività in tale sistema ha poca vita in quanto non trova spazio all’interno di schemi routinari e passivi di risoluzione di problemi.
E’ importante pertanto riflettere su questo punto in quanto ciò che rende un uomo libero è la capacità di modificare in maniera attiva e consapevole le proprie scelte, di lavorare su di esse seguendo strade e percorsi alternativi che esulano da schemi fissi di azione e che permettono di programmare il proprio futuro.
In definitiva l’invenzione delle macchine e il lavoro con la materia tempo fa sembrava la svolta per raggiungere nuovi bisogni, ma nel tempo l’uomo è stato inglobato in una sorta di “inganno della materia” che lo ha reso sempre più macchina e meno individuo.
Il compito dell’uomo oggi è rendersi conto di tale inganno e attivare strategie e percorsi alternativi per riprendersi la propria capacità di agire in maniera creativa e speciale. 

A cura di Dr. Sgarra Dario

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Durante il processo terapeutico il paziente porta nel colloquio le proprie storie, raccontando sofferenze proprie, dolori e difficoltà cognitive, emotive e comportamentali a cui non riesce a far fronte.
Le storie dei pazienti, infatti, sono fatte di eventi più o meno traumatici che il paziente rivive nella sua vita quotidiana.
Il compito del terapeuta è quello di analizzare il significato che il paziente ha dato a tali eventi, mettendo in relazione le difficoltà riportate nel presente, in terapia, con la sua storia passata.

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Gli eventi infatti sono singoli momenti a cui il paziente dà un significato che deriva dalla sua storia e dalle sue esperienze personali più o meno elaborate.
Ecco come il racconto di un tradimento, della perdita di una persona cara, dell’allontanamento da un posto in cui si è cresciuti ( tutti eventi che il pazienti porta nel processo terapeutico) devono essere analizzati dal terapeuta nel “qui ed ora” guidando il paziente nel racconto di quelle esperienze passate che gli hanno permesso nel presente di dare un significato all’evento raccontato.
Tale collegamento permette al paziente di vedere le difficoltà provate in un particolare momento della propria vita da un’ottica differente, permettendo anche alla sua identità e al suo “sé ferito” di relazionarsi con quelle esperienze passate e di mantenere un senso di continuità nel tempo che contrasti il sentimento di confusione e smarrimento vissuto nel presente.
Al fine di analizzare meglio questo punto occorre osservare quale emozione il paziente riporta in terapia.
Spesso l’emozione che il paziente lamenta è uno stato di sofferenza più o meno grave che non gli permette di “muoversi nel quotidiano”.
Per aiutarlo ad uscire da un sentimento di “immobilità” occorre innanzitutto differenziare il concetto di dolore da quello di sofferenza. Infatti mentre il dolore è uno stato emotivo transitorio legato ad un determinato evento, la sofferenza è una condizione esistenziale e psicologica, cronica e patologica legata all’irrigidimento del vissuto del paziente legato ad un particolare evento.
Ecco come l’individuazione nella storia del paziente del significato legato ad un particolare evento, gli permette al paziente di attribuire altri significati (cognitivi, emotivi e comportamentali) all’evento stesso, passando da una condizione cronica di sofferenza ad uno stato transitorio di dolore che deve essere comunque sostenuto dal terapeuta e lentamente guidato versa la sua risoluzione.

A cura di Dr. Sgarra Dario